La tribù Arancione

Un piccolo viaggio per conoscere le diverse anime della Sammargheritese. Senza prendersi troppo sul serio e con la giusta dose di ironia, una serie di interviste a Dirigenti, Mister, Giocatori, Collaboratori, Tifosi di prima squadra e del settore giovanile.

Oggi parliamo di …

FABIO BARABINO

ALLENATORE ALLIEVI U17 – leva 2004

Patentino: UEFA B

Ciao Fabio, com’è stato rientrare in campo e riprendere gli allenamenti con i ragazzi dopo i mesi di emergenza Covid?
Sicuramente bello. E’ stata dura per un malato di calcio come me, ne avevo bisogno perché penso che lo sport sia salute e benessere e per i ragazzi sia vitale.

Questo è il tuo primo anno in Arancione, quali sono le tue prime impressioni sulla Sammargheritese?
Intanto devo ringraziare tutti per l’accoglienza gestita, direi, in maniera familiare. La struttura, con qualche miglioria, potrebbe essere da alte categorie. Per il resto devo ancora conoscere e farmi conoscere e apprezzare, ma i presupposti ci sono tutti.

Ti è stata affidata la leva 2004, una delle realtà più importanti, sei soddisfatto di questo incarico?
Sì, anche qui stesso discorso di sopra spero di esserne all’altezza per gli obiettivi della società.

La Sammargheritese ha stretto l’affiliazione con il Genoa, pensi sia un’opportunità in più di miglioramento?
Certamente ho avuto la fortuna di passarci otto anni e di apprezzare il miglior Responsabile in circolazione: Sbravati. Quindi sono sicuro che sia una grande opportunità per crescere.

A 16 anni conta più la testa del calciatore o il talento?
La testa è fondamentale, ma senza il talento che va gestito ma mai tarpato difficilmente si arriva ad alti livelli. In più quel pizzico di fortuna che non guasta mai.

Hai allenato per tanti anni al Genoa, anche ragazzi diventati poi professionisti (Perin, Sturaro). Che differenza c’è con la realtà dei dilettanti?
Vero sono stato fortunato perché ho avuto la fortuna di allenare ragazzi che oggi fanno i Professionisti. Mi piace ricordare anche Mandragora, uno dei più completi e due talenti che forse hanno fatto meno del dovuto Ventre ex Inter di Mazzarri e De Paoli (Cavese) ma ricordo tutti con immenso affetto e sarebbe lunga la lista di chi oggi gioca ad alti livelli. Logico, la differenza sostanziale è che lì sono scelti mentre nei dilettanti devi saper gestire tutti perché proprio rifacendomi alla domanda di prima magari ci sono talenti, ma senza la testa giusta.

Nel calcio si ha l’impressione di essere più indulgenti riguardo l’impegno dei ragazzi rispetto ad altri sport agonistici. Sei d’accordo?
Certamente per questo sono contrario a togliere il calcio al ragazzo che ha problemi a scuola perché anche il calcio è scuola di vita.

Come allenatore ti senti: un sergente di ferro, un amico e confidente dei ragazzi o nessuna delle due?
Direi che sarebbe giusto rispondessero i ragazzi che ho allenato. Penso di essere un mix, magari subito posso sembrare la prima ma poi penso di saper usare anche tanta psicologia e sono sempre un confidente ma per il ruolo amico non penso possa esserlo.

Scuola, lavoro, famiglia. Conciliare tutto non è semplice e per tanti ragazzi il pericolo di smettere col calcio è concreto. Che consigli ti senti di dare?
Questo è verissimo, non è semplice gestire tutto, penso che l’unica ricetta sia una buona organizzazione, ma soprattutto l’amore e la passione che non devono mai venire meno. In questo, fondamentale sono i genitori, gli educatori e le società.

Nostra domanda classica: tra vent’anni, guardandosi indietro, cosa vorresti che i tuoi ragazzi ricordassero di te come mister?
Intanto mi scende una lacrima perché avrò 72 anni e non so se sarò in mezzo al prato verde. Sarei contento che ognuno ricordasse quello che sono riuscito a trasmettergli della mia passione e che mi ricordino perché ho usato sempre la meritocrazia.

Che emozioni ti regala ancora il rettangolo di gioco?
Direi che si evince dalle risposte sopra: è la mia vita!

Fai un augurio a te e alla tua leva.
Uno per tutti e tutti per uno. Forza Samma 2004!