La tribù Arancione

Un piccolo viaggio per conoscere le diverse anime della Sammargheritese. Senza prendersi troppo sul serio e con la giusta dose di ironia, una serie di interviste a Dirigenti, Mister, Giocatori, Collaboratori e Tifosi di prima squadra e del settore giovanile.

Oggi parliamo di …

UMBERTO VOCI

VICE ALLENATORE PRIMA SQUADRA – ALLENATORE JUNIORES

Patentino: UEFA B

Ciao Umberto, com’è stato rientrare in campo e riprendere gli allenamenti con i ragazzi dopo i mesi di emergenza Covid?
Ogni anno è sempre bello ricominciare, ma sicuramente quest’anno ritrovarsi sul campo dopo mesi di inattività “forzata” ha avuto un sapore ancora più speciale ed emozionante. Vedere poi l’entusiasmo negli occhi dei ragazzi è stata sicuramente la miglior base dalla quale ripartire.

Quali sono le tue prime impressioni sul gruppo dopo i primi allenamenti?
Ho la fortuna di avere a disposizione un gruppo numeroso e abbastanza amalgamato, ma soprattutto disponibile al lavoro e all’applicazione. Tutti hanno voglia di dimostrare e di misurarsi in un Campionato impegnativo e di livello come quello Juniores Regionale d’Eccellenza.

Cosa ti aspetti da questa stagione?
Sicuramente spero che, seppur tra mille difficoltà dovute alle direttive “anti-Covid”, la stagione appena iniziata proceda liscia senza intoppi o sospensioni. Vorrebbe dire che avremmo la situazione sanitaria sotto controllo.
Questo perché oltre al lato sportivo, al senso di aggregazione importante per questo sport, fondamentale è la salute delle persone, dei nostri ragazzi e delle loro famiglie.

Alleni la Juniores, un’età dove a certi livelli chi doveva “esplodere” è già tra i professionisti. Quando li guardi vedi già degli uomini o sono ancora dei ragazzi?
Parliamo di ragazzi di 17, 18 o 19 anni figli dei loro tempi, quindi diversi dai loro coetanei di 10, 20 o 25 anni fa. Guardandoli però vedo dei ragazzi genuini, con dei valori e impazienti di crescere sotto certi aspetti e meno sotto altri. Sicuramente tra i professionisti ci sono calciatori coetanei “affermati” che calcano terreni di gioco importanti. Ma direi che è un mondo un po’ diverso, dove il puro talento, la voglia, la fame di emergere e un pizzico di fortuna, fanno la differenza. Inseguire quel sogno però non è utopia, anche per chi a 18 anni ha del talento e veste ancora i colori della Sammargheritese. Io dico sempre: “se insisti e resisti, raggiungi e conquisti!”

Che margini di miglioramento possono esserci per un calciatore a 17-18 anni e cosa pensi di poter ancora fare per lui?
Io credo fortemente che il percorso di crescita di un calciatore, a qualsiasi livello, inizi quando calzi gli scarpini per la prima volta da bambino e finisce quando li levi per l’ultima volta decidendo di smettere. Ad ogni età si può migliorare, nel calcio ma soprattutto nella vita, questo però solo se si ha l’umiltà, la disponibilità ad apprendere e la voglia di superare i propri limiti, arricchendo le proprie conoscenze. Io cerco di arricchire il loro bagaglio mettendogli a disposizione la mia conoscenza e la mia esperienza dentro e fuori dal campo, provando così a migliorare dei giovani calciatori oggi, ma soprattutto provando a formare degli uomini domani .

Scuola, lavoro, famiglia. Conciliare tutto non è semplice e per tanti ragazzi il pericolo di smettere col calcio è concreto. Che consigli dare?
Un giovane calciatore che smette per i troppi impegni, si vede che non ha quella vera e sana passione che ti travolge ogni volta che vedi qualcuno rincorrere un pallone in strada o su un campo da calcio o non è disposto a fare quei sacrifici che questo sport comporta. La passione per il calcio non deve mettere questo sport per forza al primo posto tra le priorità, ma sicuramente non ti ci può far rinunciare. Per la mia esperienza, posso dire che il calcio è un po’ una palestra di vita: ti fa vivere emozioni immense, ti regala gioie e dolori, ti fa conoscere brava gente e meno brava, ti regala amicizie, ma soprattutto ti fa crescere, regalandoti ricordi indelebili.

Lo spirito di gruppo è un valore che pensi possa essere insegnato dall’allenatore ai ragazzi?
Credo di sì, anzi penso proprio sia fondamentale per questo sport, sia per chi allena, sia per chi gioca. Lo spirito di gruppo, il lavoro di squadra ti permette di dividere i compiti, ma soprattutto ti permette di moltiplicare le forze e le energie.

Domanda già posta ad altri allenatori: tra vent’anni, guardandosi indietro, cosa vorresti che i tuoi ragazzi ricordassero di te come mister?
Spero mi ricordino per l’onestà, la chiarezza e la trasparenza. Mi auguro siano per loro ricordi positivi, ma sono sicuro che se anche per qualcuno ci fossero ricordi negativi, avrei comunque lasciato un insegnamento. Quello è l’importante.

Molti ti conoscono per il carattere deciso e serio, ma ti sei mai commosso per il calcio ?
Certo che sì, mi è capitato anche spesso, sia da calciatore che da allenatore. Sono fatto anche io di emozioni, passione e sentimenti, tutti elementi fondamentali anche nel calcio. Nelle sconfitte non è mai successo, perché in quei casi la delusione si trasforma immediatamente in voglia di rimettermi al lavoro per migliorare. È successo invece per qualche vittoria o qualche gol. Spero di piangere di gioia sempre più frequentemente…

Cosa rende per te speciale la Sammargheritese?
Dire che è una famiglia, cadrei in banalità. La Sammargheritese è qualcosa di più: ti entra dentro con un senso d’appartenenza impressionante, anche se non sei nato e cresciuto qui. Credo che chi non ha avuto o non ha la fortuna di farne parte, non può capire.

Invece, in cosa pensi possa ancora migliorare la nostra Associazione?
Penso che si possa sempre migliorare in tutto, non perché ci sia un qualcosa che non vada bene, ma per la voglia ed il desiderio di avvicinarsi quanto più possibile ad una organizzazione ed una struttura ipoteticamente “perfetta”, dove tutte le componenti abbiano non per forza solo ed esclusivamente l’ambizione di vittorie sportive, ma anche e soprattutto di crescita e miglioramento di quello che si ha e di quello che si è.

Fai un augurio a te e alla tua squadra.
Auguro ai miei ragazzi di essere sempre ambiziosi e di non accontentarsi mai, con la consapevolezza che attraverso il lavoro, il sacrificio ed il rispetto verso loro stessi e verso gli altri, sono direttamente loro a decidere chi vogliono essere. A me auguro di entrare nelle testa e nel cuore dei miei calciatori… io per loro “morirei” in campo, spero lo facciano anche loro per me e per la maglia che indossano.